Sono celiaco. E ora?

“Sto sempre male? Forse è colpa mia. Forse mi merito di star male”. Questi pensieri sono ricorrenti prima di aver scoperto che la causa del nostro malessere è la celiachia.
Subito dopo la diagnosi invece, da una parte siamo sollevati perché sappiamo finalmente da cosa deriva buona parte del nostro malessere, dall’altra sembra che il mondo ci sia crollato addosso, e che non c’è niente che possiamo mangiare, che non saremo capaci di mantenere una dieta senza glutine, che non ingerirne piccole quantità è impossibile e che non riusciremo mai più ad uscire fuori a cena con gli amici.

L’aspetto psicologico

Accettare la diagnosi di celiachia non è mai un’operazione semplice. All’inizio il sapere che l’intolleranza al glutine è permanente e che dovremo seguire per sempre una ristretta dieta priva di glutine provoca certamente uno stato emotivo di forte demoralizzazione, abbattimento e sconforto. Questo perchè vediamo minata la nostra qualità della vita, consapevoli che il cibo è un aspetto importantissimo che va ben oltre la necessità del mangiare.

Diversi studi collegano la celiachia all’area psicologica e comportamentale. Si parla della correlazione tra celiachia e depressione, non solo perché è una delle sintomatologie più frequenti collegate alla celiachia, ma anche perché chi soffre di celiachia incontra reali difficoltà di adattamento  pre e post diagnosi.

I disturbi intestinali continui creano un senso di inadeguatezza, una condizione di perenne precarietà. Le forze vengono meno, può insorgere mal di testa e insonnia. Nei bambini questo malessere diventa irritabilità, nervosismo, rifiuto del cibo.

La psicoterapia cognitiva applicata ai disturbi alimentari tra cui soprattutto le persone che soffrono di celiachia, permette di individuare le credenze centrali disfunzionali legate alla comunicazione della diagnosi e che rendono più difficile e doloroso l’adattamento della persona al nuovo stile di vita. La rileborazione dei pensieri, unitamente all’acquisizione di nuove strategie comportamentali, permette l’accettazione della diagnosi e la reinterpretazione del nuovo stile di vita.